Personaggi del paese vecchio.

C’erano in quei tempi, (quelli della mia gioventù) personaggi che sostavano all’ interno delle mura, o meglio, attorno all’osteria de "lu toscanu": un piccolo uomo con un braccio solo, originario fiorentino, aveva tutte le caratteristiche che contraddistinguevano le persone di questa regione; religiosamente comunista e gran bestemmiatore gestiva l’osteria a modo suo, secondo il livello della sbornia e sempre pronto a litigare con chiunque provasse a correggere i suoi atteggiamenti. Clienti abituali: il calzolaio "cirillù", aveva la bottega a pochi metri, se un cliente aveva bisogno della sua opera sapeva dove cercarlo. Il barbiere "pasqualinu" suonatore di chitarra sempre propenso alle battute scherzose, tagliarsi i capelli era un notevole rischio! "Lu ciaramascu", gestiva un emporio, vendeva di tutto, bisognava stare sempre attenti a rispondere alle sue domande se non si voleva prendere fregature in rima. La mattina, con puntualità cronometrica, si ritrovavano in corrispondenza del giro "dellu pustino e dellu monnezzaru" senza dimenticare di chiamare "Lu macellaru"; iniziavano la giornata con un Martini o una Marsala, non era gente da caffè quella. Avendo il divieto di uscire dall’arco, che delimitava il muro di cinta del borgo, passavo il mio tempo libero giocando nei pressi dell’osteria, osservando e commentando scherzosamente gli atteggiamenti, le discussioni e tutto ciò che succedeva da quelle parti. La sera, era un vero spasso, si univano a questi clienti mattutini quelli del pomeriggio; braccianti agricoli, cavatori, spesso morti di fatica, bastava un quartino per stare "cotti", una partita a carte, uno sbaglio e…giù con le discussioni e relative ingiurie. Prima dell’ora di cena passavo a chiamare mio padre, era piacevole sedersi e ascoltare vecchi racconti di liti, feste e sbornie contornati con personaggi diventati mitici per gesta compiute; Carlacciu e Burzittu che rubavano, in tempo di guerra, la farina dal forno dei tedeschi facendola in barba alle sentinelle. Andrea, che saltava sull’ ultimo carro del convoglio viveri diretto a Cassino e lanciava pagnotte di pane. Lu Bombardiere, che per scherzo lanciò una bomba a mano nell’ osteria de Singarittu, e un’altra ad un maresciallo dei carabinieri, reo di una contravvenzione. Non serviva una fervida fantasia per vivere in prima persona quelle storie, molto aiutava il fatto che non avevamo come ora molte possibilità di divertimento, si aspettava puntualmente la TV dei ragazzi e di nuovo per strada a giocare; inevitabilmente ci s'imbatteva con quei personaggi che rincasavano barcollando, alcuni salutavano, altri imprecavano o cantavano. Scrivendo di ciò mi sembra di rivederli; "Ezio l'americano", emigrato in Canada per cercar fortuna, sempre rasato, con giacca e cravatta, sovente farfugliava parole in inglese terminando con la solita frase "se un guaio vò passà a da ji a lu Canadà". Probabilmente, non trovò quel che cercava! Un altro che poco si capiva nel sentirlo parlare era "Cesare colonna", manovale, gran faticatore, ti parlava per ore dicendo sempre la stessa frase "li bambini a Roma"; era impossibile capire cosa voleva dire ma mi dava piacere ascoltarlo e vederlo sorridente con gli occhi lucidi come se stesse esprimendo concetti supremi. Un altro personaggio che vale la pena di menzionare è "Fanteria" reduce della campagna in Russia, decorato al valor militare per un fatto molto singolare; vigeva l'ordine di fucilare tutti gli ufficiali catturati, di conseguenza chi poteva si liberava della divisa compromettente, al contrario "Fernando" per ripararsi dal freddo, ne indossò una trovata abbandonata da un maggiore, iniziò a camminare e….le truppe allo sbando lo seguirono, sorte volle che uscissero dalle file nemiche e si salvassero. Dopo la cerimonia della menzione, si dimenticò la medaglia nella divisa che lo aveva scaldato. Erano in molti, personaggi in credito con una vita che gli ha riservato molti patimenti e ben poche soddisfazioni. Vivere una guerra e ricostruire un Paese non è cosa facile! molti bevevano per gusto, altri, forse per dimenticare. Scrivo di loro, proprio per ricordarli cosi come li ricordo io, gente che nella semplicità della propria esistenza ha contribuito allo sviluppo di questo paese, non solo con il loro oscuro lavoro di semplici manovali, ma soprattutto per quello che hanno saputo inconsciamente tramandare; Dignità, Rispetto e Tolleranza.